venerdì 24 agosto 2007

Memorie di un bambino comunista

Lo ammetto...sono stato un bambino comunista. Crescere all’ombra del glorioso e monolitico partito comunista italiano, p.c.i. per i compagni, era quasi come avere due padri...di cui uno ti dava la paghetta e l’altro ti rubava il tempo (ma a fin di bene). E badate, un conto é fare il bambino comunista nelle altre 19 regioni e un conto é farlo in romagna. Chi é nato qui, e ama questo posto sa che ci sono cinque o sei cose dalle quali non si può prescindere e tra queste ci sono le feste dell’unità. E io di feste dell’unità ne so qualcosa. Se sei il figlio di colui che rappresenta il partito nel tuo paese, bhé, devi comportarti in modo consono. A sei anni, la domenica mattina, diffondevo l’Unità con mio padre. In pratica si andava dall’edicolante del paese, che pure lui era un sovversivo, e si pigliava la materia prima. Da uno scantinato l’omino dei giornali tirava fuori una pila di quotidiani del partito freschi di stampa. Sembrava che ci consegnasse una cassa di fucili a ripetizione. Poi si andava di casa in casa a far pressione sulla gente perché acquistasse il giornale...ed io ero l’arma segreta per muovere a compassione le azdore romagnole. Di solito funzionava perché, al tempo, avevo il phisique du role del bambino della pubblicità dell’orzobimbo (quello con il caschetto d’oro che sembrava uno dei Bradford). Poi alle dieci mio padre mi portava a casa perché alle undici dovevo andare a messa. Un quarto d’ora mi ci voleva solo per lavare le mani che erano nere dall’inchiostro dei giornali. A 8 anni mi aggiravo, guanti alla mano, per i piazzali romagnoli con morsetti e tubi innocenti per montare gli stand delle feste dell’unità. Spostare lamiere, facendo attenzione a non tagliarsi, indicare al tizio in cima alla torre di tubolari dell’entrata dove collocare le bandiere...mi sentivo l’architetto del mondo. Che tempi!. Sì, ma mica partecipavo solo alla festa del mio paese...col cavolo; se qualcuno dei paesi in giro aveva bisogno di una mano si andava...d’altronde si era compagni mica per niente. L’intervento più disperato lo si fece a Cannuzzo...un paesino, che se la romagna la si considera come il mondo, si trova proprio in cu*o al mondo. La mattina del giorno stesso in cui la festa doveva cominciare quelli di Cannuzzo telefonano alla nostra sezione che sono disperati e non sanno come fare e altre robe così. E noi che altro si può fare? Si va. Il viaggio l’ho fatto con due tizi di cui quello che guidava era il latinlover del mio paese. Si era su un furgoncino scassato pieno di lamiere, casse di morsetti e roba così. Che ad una prima occhiata si poteva pure scambiare per il camioncino del robivecchi. Insomma, questo qua che guidava suonava ad ogni signora o signorina in bicicletta o ferma da qualche parte. Metteva fuori la testa dal finestrino, fischiava e altre amenità del genere. Poi mi diceva come si doveva fare con le donne, le mosse segrete e via discorrendo. E io mi vergognavo anche un pò. Insomma tra ca**i e sdazzi siamo arrivati là a mezzogiorno. Questi di Cannuzzo erano arrivati a montare neanche mezza festa...ma io dico...darsi una mossa prima no? Dopo un pò il latinlover era già in cima ad un castello di tubolari a torso nudo per farsi vedere dalle signore di Cannuzzo. E urlava di lanciargli dei morsetti. Quelli del mio paese ridevano perché lo conoscevano bene. Finimmo di montare gli stand un’ora prima che la festa cominciasse con una sudata di quelle da leggenda. Quel giorno telefonai per la prima volta da una cabina. Mio padre mi diede un gettone, di quelli di una volta...quelli belli gialloni con due scanalature da una parte e una dall’altra. Quando dissi a mia madre che avremmo fatto un pò tardi lei si scaldò subito dicendo che mio padre era un irresponsabile e robe così. Ma io quella sera mi sentivo proprio bene.

14 commenti:

zefirina ha detto...

belli 'sti ricordi qua

lucia ha detto...

Che dolcezza in questo racconto!
Cannuzzo poi, non lo sentivo nominare dai tempi della scuola. La mia compagna di banco viveva lì, e forse è pure venuta alla festa dell'unità, sotto quelle impalcature che hai montato tu.
Sarà che il mondo è piccolo, o sarà che il c**o del mondo, prima o poi, lo notano tutti.
;-)

ps
ci sarai anche tu al ritrovo bloggers organizzato da Suedive e pioggiablu?

Cate ha detto...

Sfruttamento minorile, eh?
:D
Ps: lacrimuccia sul gettone da amarcord.

blusfumato ha detto...

don camillo e peppone.. il gettone.. occhi lucici ^^

kabalino ha detto...

@zefirina: grazie, sono un malato di ricordi

@lucia: ho visto che sei originaria delle parti di cervia...mi sa che cannuzzo lo conosci bene; rispetto a dove abito io è talmente "imboscato" che quella é l'unica volta della mia vita in cui ci ho messo piede...
non so nulla di questo ritrovo dei bloggers, né quando né dove, e quindi direi che non ci sarò anche perché sono una persona piuttosto schiva (diciamo una personaccia...) :-)

@cate: dall'età che avevo si può anche parlare di sfruttamento minorile ma in realtà ero io a voler andare anche perché essendo il piccino del gruppo ero piuttosto coccolato...e poi così mi sentivo un grande

@blusfumato: in effetti...la messa, la domenica mattina, era obbligatoria e quindi volente o nolente alle dieci dovevo essere a casa...mi ricordo che avevo un sacchetto di gettoni del telefono e ogni tanto, in estate, ne prendevo su uno e mi andavo a comprare un ghiacciolo (cosa valeva 200 lire il gettone, giusto?)

Anja ha detto...

Bellissimo questo amarcord. la festa dell'unità fa scendere la lacrimuccia anche a me, anzi mi sa che viene da scriverne. Grazie

kabalino ha detto...

Anja prego!...bhé però le feste dell'unità ci sono ancora, almeno qua da noi; ma quelle erano feste dell'unità vere (proprio di partito...cioé erano una roba seria) e poi erano quelle della mia infanzia...quindi valevano doppio

Alessandra ha detto...

Bei ricordi :)

...certo che il bambino comunista che però alle 11 va a messa è molto molto italiano!

kabalino ha detto...

la messa per forza perché altrimenti eran legnate da mia madre e poi dovevo leggere il passo dal vangelo, quindi non potevo mancare...in effetti il tutto é molto molto italiano...

supermacvale ha detto...

Troppo bello questo racconto, profuma di passato, un po' malinconico forse ma emozionante... soprattutto per il gettone... :)

kabalino ha detto...

Vale sto gettone sta facendo sfracelli...visto che si fanno comitati per qualsiasi foglia che si muove potremmo fare un comitato per il ripristino del gettone telefonico...si raccolgono adesioni.

Mauri ha detto...

c'è ancora la festa dell'Unità a Cannuzzo la prima settimana di giugno, c'è ancora il telefono pubblico anche se hanno tolto la cabina e ci sono anche i tubi. innocenti!

Anonimo ha detto...

quello che stavo cercando, grazie

Anonimo ha detto...

imparato molto