
Bruciavo ai giorni d’estate intontito dal sole, per l’ostinazione di evitare tutto ciò che fosse un riparo. E le urla di mia madre mi inseguivano, le mosche se ne stavano appiccicate sulla pelle, cocciute si bevevano il mio sangue. Credo che in quei giorni fosse un sangue nero, scuro, di certo denso come il petrolio. Che sulla densità del petrolio non saprei dire nemmeno dieci secondi, e adesso che ci penso, forse, il petrolio non è nemmeno denso, ma di sicuro lo era il mio sangue. Ero una bestiola sporca, con un paio di ciabatte della Fass e dei pantaloncini rossi con una fettuccia bianca lungo gli orli; e quella era la divisa della mia estate, che poi, a dirla tutta, le ciabatte nemmeno le portavo tanto. Le lasciavo in un angolo della casa, magari all’ombra, o forse sparse, una in giardino e l’altra chissà dove.
In quei giorni la terra aveva sete, tanta sete. Il sole se ne stava lì in alto, silenzioso, e io lo guardavo per un secondo, come si guarda una persona degna di rispetto. Come quelle persone che se le fissi anche un solo istante di più, poi, non lo vai a raccontare in giro. C’erano spaccature e ferite profonde nella terra, ce n’erano dappertutto. Era uguale alla terra africana, la stessa che vedevo nei documentari, cosparsa di nugoli di bambini scuri con le teste grosse e le pance gonfie. E quei bambini, io non lo capivo perchè, si lasciavano succhiare dalle mosche; si lasciavano succhiare tutto, non solo il sangue. Le mosche le avevano sugli occhi, dentro alla bocca, in fondo alle orecchie. Ed erano mosche più crudeli delle nostre, che, se volevano, potevano anche farti dormire per sempre.
Nell’aria infuocata del pomeriggio portavo la mano alla fronte per farmi riparo e guardare l’orizzonte. E l’orizzonte brulicava di una luce incerta, pari pari a quella del deserto, quella maligna che genera i miraggi. Voltavo la testa a destra e a sinistra come fanno le vedette e cercavo il trattore di mio nonno. Lo vedevo là in fondo, vicino al rivale del fiume che scavava fossati. Aveva urgenza di dissetare le piante a cui voleva bene, quelle per cui lavorava da una vita. Quei fossati erano vene d’acqua, vene che servivano per nutrire gli alberi da cui io raccoglievo le pesche, le prugne, le ciliegie con le quali facevo merenda o che semplicemente lanciavo lontano, nell’orizzonte. Ed erano frutti dolci, con la buccia spessa e lucente; e adesso che ci penso credo di non aver mai ringraziato mio nonno per quei frutti.
Formavo, con mio cugino e mia sorella, una banda crudele e attraversando i campi intorno alla casa assomigliavamo a donnole dalla pelle scura; il nostro continuo movimento ci ricopriva di un sottile velo di sudore, e al sole eravamo lucidi e ingrassati come la carrozzeria di una macchina. E allora scivolavamo nell’acqua dei fossati come coccodrilli, in silenzio, per non farci scoprire da mio nonno; ci ricoprivamo di fango e aspettavamo seccasse per vedere quella nostra seconda pelle crepare. E con il fango fabbricavamo palle, più grosse di un pugno, da tirare contro le lucertole che si abbronzavano tra le pietre della casa vecchia, quella che i nostri nonni avevano abitato molti anni prima. E di lucertole ne colpivamo eccome, a volte restavano completamente intrappolate nel fango, altre volte lasciavano una coda mozzata tra le pietre.
E poi un giorno sono rimasto solo. Ho cercato mio cugino ma era partito per le terme, e mia sorella lo sapevo che non c’era. L’avevo vista andare via in bicicletta con una sua amica e nel cestino della bici avevano infilato qualcosa. Io mi ero steso sulle piastrelle fredde del corridoio a leggere un libro. Però avevo caldo, sudavo proprio; ed ero annoiato. Mia madre era in sala da pranzo, ascoltava una canzone dei Matia Bazar e mi diceva di non restare steso per terra. Sono uscito, giusto per fare qualcosa. E davanti alla finestra della sala e della cucina c’era una vasca di pietra scura e ricoperta di muschio. L’avevano riempita di acqua limpida e senza esitare mi misi a sedere sul bordo, immergendo le gambe fino al ginocchio. Tenevo le gambe a mollo per sentire il fresco, scalciando l’acqua al ritmo dei Matia Bazar.
Sentii spegnere la radio e accendere la tivù. Vedevo dietro la zanzariera la luce azzurra dello schermo e la sagoma scura di mia madre che si faceva le unghie.
“Che film danno?”, le domandai.
“Ossessione, di Visconti”
“E’ bello?”
“Sì, è bello, stai buonino...”
Allora salii in piedi sul bordo della vasca issandomi sul davanzale, sfondando quasi la zanzariera, e lì mi rannicchiai per più di due ore. Massimo Girotti in canottiera mi stava simpatico e quel film mi sembrava la cosa più bella che avessi mai visto. Non capivo tutto tutto, e continuavo a far domande a mia madre:
“Come si chiama lui?”
“Gino, lo sai pure...”
“Mamma, come si chiama il ciccione?”
“Bragana, fammi sentire il film adesso...”.
Finì quasi a sera, e non faceva più così caldo. Sul davanzale, insieme a me, era salito anche il gatto e, prima di scendere, lo scalciai di sotto.
Mi incamminai lungo un sentiero, verso il canale da cui mio nonno pompava l’acqua per riempire i fossati. Ero semplicemente felice. Volevo bene a mia madre, a mio nonno, mi piaceva camminare scalzo nella polvere. E da quel giorno amavo anche il cinema.
In quei giorni la terra aveva sete, tanta sete. Il sole se ne stava lì in alto, silenzioso, e io lo guardavo per un secondo, come si guarda una persona degna di rispetto. Come quelle persone che se le fissi anche un solo istante di più, poi, non lo vai a raccontare in giro. C’erano spaccature e ferite profonde nella terra, ce n’erano dappertutto. Era uguale alla terra africana, la stessa che vedevo nei documentari, cosparsa di nugoli di bambini scuri con le teste grosse e le pance gonfie. E quei bambini, io non lo capivo perchè, si lasciavano succhiare dalle mosche; si lasciavano succhiare tutto, non solo il sangue. Le mosche le avevano sugli occhi, dentro alla bocca, in fondo alle orecchie. Ed erano mosche più crudeli delle nostre, che, se volevano, potevano anche farti dormire per sempre.
Nell’aria infuocata del pomeriggio portavo la mano alla fronte per farmi riparo e guardare l’orizzonte. E l’orizzonte brulicava di una luce incerta, pari pari a quella del deserto, quella maligna che genera i miraggi. Voltavo la testa a destra e a sinistra come fanno le vedette e cercavo il trattore di mio nonno. Lo vedevo là in fondo, vicino al rivale del fiume che scavava fossati. Aveva urgenza di dissetare le piante a cui voleva bene, quelle per cui lavorava da una vita. Quei fossati erano vene d’acqua, vene che servivano per nutrire gli alberi da cui io raccoglievo le pesche, le prugne, le ciliegie con le quali facevo merenda o che semplicemente lanciavo lontano, nell’orizzonte. Ed erano frutti dolci, con la buccia spessa e lucente; e adesso che ci penso credo di non aver mai ringraziato mio nonno per quei frutti.
Formavo, con mio cugino e mia sorella, una banda crudele e attraversando i campi intorno alla casa assomigliavamo a donnole dalla pelle scura; il nostro continuo movimento ci ricopriva di un sottile velo di sudore, e al sole eravamo lucidi e ingrassati come la carrozzeria di una macchina. E allora scivolavamo nell’acqua dei fossati come coccodrilli, in silenzio, per non farci scoprire da mio nonno; ci ricoprivamo di fango e aspettavamo seccasse per vedere quella nostra seconda pelle crepare. E con il fango fabbricavamo palle, più grosse di un pugno, da tirare contro le lucertole che si abbronzavano tra le pietre della casa vecchia, quella che i nostri nonni avevano abitato molti anni prima. E di lucertole ne colpivamo eccome, a volte restavano completamente intrappolate nel fango, altre volte lasciavano una coda mozzata tra le pietre.
E poi un giorno sono rimasto solo. Ho cercato mio cugino ma era partito per le terme, e mia sorella lo sapevo che non c’era. L’avevo vista andare via in bicicletta con una sua amica e nel cestino della bici avevano infilato qualcosa. Io mi ero steso sulle piastrelle fredde del corridoio a leggere un libro. Però avevo caldo, sudavo proprio; ed ero annoiato. Mia madre era in sala da pranzo, ascoltava una canzone dei Matia Bazar e mi diceva di non restare steso per terra. Sono uscito, giusto per fare qualcosa. E davanti alla finestra della sala e della cucina c’era una vasca di pietra scura e ricoperta di muschio. L’avevano riempita di acqua limpida e senza esitare mi misi a sedere sul bordo, immergendo le gambe fino al ginocchio. Tenevo le gambe a mollo per sentire il fresco, scalciando l’acqua al ritmo dei Matia Bazar.
Sentii spegnere la radio e accendere la tivù. Vedevo dietro la zanzariera la luce azzurra dello schermo e la sagoma scura di mia madre che si faceva le unghie.
“Che film danno?”, le domandai.
“Ossessione, di Visconti”
“E’ bello?”
“Sì, è bello, stai buonino...”
Allora salii in piedi sul bordo della vasca issandomi sul davanzale, sfondando quasi la zanzariera, e lì mi rannicchiai per più di due ore. Massimo Girotti in canottiera mi stava simpatico e quel film mi sembrava la cosa più bella che avessi mai visto. Non capivo tutto tutto, e continuavo a far domande a mia madre:
“Come si chiama lui?”
“Gino, lo sai pure...”
“Mamma, come si chiama il ciccione?”
“Bragana, fammi sentire il film adesso...”.
Finì quasi a sera, e non faceva più così caldo. Sul davanzale, insieme a me, era salito anche il gatto e, prima di scendere, lo scalciai di sotto.
Mi incamminai lungo un sentiero, verso il canale da cui mio nonno pompava l’acqua per riempire i fossati. Ero semplicemente felice. Volevo bene a mia madre, a mio nonno, mi piaceva camminare scalzo nella polvere. E da quel giorno amavo anche il cinema.
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p.s.
In mancanza d'altro ho riciclato questo...lo so che è troppo lirico, ma questo ho...
82 commenti:
uau... Ricicla pure quanto vuoi..
madonna bona...
Che belle emozioni che sai dare: grazie!
Ma... sei tu?
O l'aria infuocata del deserto sta giocando con la mia mente e ciò che vedono i miei occhi in realtà non è che un miraggio?
Che emozione rileggerti!
0_0Tina
ma quindi... sei tornato? :)
Non sono proprio tornato per davvero...è che avevo da parte questo racconto troppo lirico e un pò incagliato e allora l'ho postato...però, appena ho un pò di tempo scrivo un bel post sulla primavera, sul caldo, sul vento, sul fiume, i gatti, la bici...un post così via. Che l'arrivo della bella stagione va battezzato in qualche modo.
Grazie, mi dite sempre delle cose troppo belle...se ogni tanto me ne dite di brutte mi va bene lo stesso, anzi va quasi meglio...quasi quasi vi invito ad offendermi, che poi le cose belle me le godo di più ;)
Un abbraccio cumulativo
Ah ma allora sei di ritorno...
o quasi, vabbè.
^__^
Beh....confermo tutto quello che già ti dissi su questo brano :)
ciao amico mio
ps
Ma non è che, per caso, ti trovi dalle parti di Riccione il giovedì prima di Pasqua?
:-) è dolcissimo, come tutto quello che scrivi che anche se si tratta di cose brutte e difficili e tristi come le racconti tu diventano dolci e delicate...
p.s. a proposito di delicatezza...ho comprato siam poi gente delicata
p.p.s non intendevo dire che in questo post ci sia qualcosa di brutto, triste o difficile, dicevo solo così, è un'impressione, in generale...
Se a Napoli sapessero riciclare bene come fai te, forse nn ci sarebbe l'esigenza rifiuti. A parte gli scherzi...ma lo sai che mi sono rivista nel tuo post? Adoravo la Domenica , quando si andava in campagna dai nonni . MIo nonno è un coltivatore diretto. Mi piaceva il trattore che si addentrava tra i filari di alberi da frutto , la diga che portava l'acqua per irrigare. Le pietre in mezzo al grano che erano diventate le nostre astronavi, i fiori che potevi succhiare, gli alberi dove arrampicarsi e milioni di insetti e animali diversi. Il primo ramarro, i milioni di formicai. E l'acqua nera quando alla sera ci lavavano...con le mie sorelle si faceva a gara a chi l'avesse più nera. Bei tempi. ;)
Quella del fango è una roba che mi piaceva tanto. Prima di Chernobyl perchè poi hanno inziato a dirmi che l'acqua (e quidni il fango) erano contaminati :-)...Ma quindi posso sperare che se passo di qui ti ritrovo redivivo?
Carlotta
cioè allora
FAI SCHIFO!!!!!!!
ero passata x darti la buonanotte!
mi sono emozionata
poi ti ho letto
Che cosa hai fatto a quel gatto?
Felice di rileggerti,di sentirti,di poterti riabbracciare...e sorridere!
Ben tornato! mi rode ammetterlo, ma un po mi erano mancati i tuoi post. Ammiro la tua capacità di far nascere splendide immagini nella mia mente, nonostante ciò che scrivi l'abbia vissuto tu e non io.... è come leggere un bel libro che ti appassiona e ti rapisce. Ben tornato insomma.
p.s. mi hai fatto tornare alla mente immagini simili a quelle che ho "vissuto" leggendo il libro "Io non ho paura" di Ammaniti...
Certi bimbi però le mettono proprio alla prova, le mamme.
:)
"lo so che è troppo lirico, ma questo ho..."
e menomale! E' molto bello ;)
un abbraccio...
Ciao, ben tornato! Mi sarebbe dispiaciuto non conoscerti meglio.Non fare più scherzi!
Infatti...ti diciamo tante cose belle... ma sai cos'è?! E' che spesso si dicono "a gratis", tanto per rispondere a un post, per gratitudine si, ma più che altro per lasciare un segno del passaggio... invece nel tuo caso, sempre, ma tanto più in questo caso un GRAZIE grosso così perché alle emozioni non ci si abitua. Alle cose belle neppure. E grazie che ci rendi partecipi gratuitamente di quello che scrivi. non smettere...
lo so, lo so che x un pò sarai assente ma io comunque ti lascio l'invito x un meme, trovi le istruzioni sul mio blog!
buona giornata!
Ma sai che anche io ho amato il cinema così per caso, o forse non era un caso e dovevano incontrarci!
Era estate e di nascosto una sera guardai in seconda serata "La dolce vita"...amore per il cinema, per Fellini e per Mastroianni!
Ti abbraccio
( Eih ma hai tirato fuori la poderosa?)
Priska
Macchè troppo lirico, sei bravo e basta. Poi tu dici a me di scrivere, ma anche tu, dovresti provarci, davvero.
:)
e rileggerlo è sempre splendido.
Quanto mi sento piccina e fuori dal mondo pensando che non ho mai visto quel film. Grazie per avermi emozionata, grazie perchè è anche con post come questi che posso crescere. Un baciottolo schioccante.
Sono passata per caso, mi pare di capire che sei quasi di ritorno ^^
allora aspetto il post sulla primavera.
Ciao cià =)
Miiii...
Ciao,
L.
ho scoperto tardi questo blog ma ora non lo mollo più.
anche se stai nel tuo iperuranio personale...
ne ho bisogno...
ci abbracciamo un po'?
5 minuti "veri" mi bastano...
Riciclare non è certo un reato.
E non lo è nemmeno volersene stare "sottocoperta".
(Visconti...ah...)
Un abbraccio
L'avv.
uh capo, che cosa bella che hai scritto. oggi te lo devo dire anche io.
che poi oggi ti ho visto che ti riparavi con una lamiera sotto la coperta che usavi come poncho, sai
complimenti!!!!
Bellissimo!
ciao e buona giornata
:D
Passo spesso, guardo ed attendo la primavera.
Un abbraccio
...Jesus.
Sono venuta a cercarti e ho trovato questo tuo racconto. E' bellissimo. Ho sentito l'arsura dell'estate e quell'aria serale che arriva silenziosa dopo il tramonto.
Ho scelto di lasciare la città e di vivere in montagna proprio perché sento la necessità di ritmi diversi, di passeggiare in silenzio per le strade sterrate e la sera, quando il buio avvolge ogni cosa e il cielo si illumina di stelle, guardarsi un bel film, sceglierlo con cura tra tutte quelle cassette e dvd che nel tempo ho accumulato e non ho mai avuto il tempo di guardare. Visconti..hai avuto un bel battesimo cinematografico..E Bellissima? Rocco e i suoi fratelli? Il Gattopardo?
A presto
un abbraccio del buongiorno....
Sarà lirico, ma a me piace...
Mamma mia quanta polvere in questo chioschetto, non posso lasciarlo un attimo per fare un esame importante che tutte le mie aiutanti latitano! Il padrone di casa poi cosa dice se non puliamo? Vah, tutti 'sti lavori sempre a me! :D
sapevo che saresti ritornato .....
e noto pure da un bel pò!!...hiihihihih
18/03/08
buonanotte...tesoruccio
Sono passata per un saluto! Buonanotte...
0_0Tina
caba, ritornaaaa!
sei tornato???torni???dai dai io aspetto!!!
Passavo di qua.. allora ne approfitto per lasciarti un bacino.
latitante???
21/03/2008
buonanotte
auguri di una felice e serena pasqua...
ciao desaparecido... Buona Pasqua!
Ciao ^^
Niente, passavo di qui per dirti Buona Pasqua ;)
Sono passata per gli auguri di Pasqua! A presto
0_0Tina
BUONA PASQUA KAPOKABA!!...
;)
bacetti al latte....
23/03/2008
KABALINO....UN ABBRACCIO ED UN AUGURIO....
grande Kaba, buona Pasqua!
26/03/2008
buon fine vacanze kabalino....
Ciao volevo solo dirti che ti ho nominato! Anche se manchi da un po' sei sempre presnte. Leggi il mio ultimo post e capirai. Ania
un bacino a Kaballino! ciao!
Guressa
1/04/08
ciao kalinoparecido....
ieri ho visto l'ultimo di w.kar way....certo tu continua a farti la tua vita...è giusto....
poi mi spieghi con chi ne parlo?
è che oramai...ti voglio bene lo stesso!
È bellissimo...
6/04/08
pensavo....
nn è che già nn ci sei....
e poi ti arrabbi pure se ti scarabbocchio il blog?
un bacio :)
Sono stata un po' assente dalla rete. Ma ora che sono tornata pensavo di ritrovarti..e invece, che fine hai fatto?? A presto Kaba, un baciottolo.
12/04/08
che me ne faccio di qsta copertina sempre da solaaaaaaa...!!!!
huaaa huaaa
snif,sniff,snifff
ok ok lascio un bacio e vado!
Ciao Kabalino, ma non è che ti sei sposato nel frattempo e sei in viaggio di nozze???
Torna presto :)
Kaba???
adesso inizio seriamente a preoccuparmi!!
Fatti vivo!!!!
Un bacio
Tornerai?
24/04/2008 H5.13
no...ecco sono qua...xchè di sicuro lo volevi sapere che stanotte proprio nn riesco a dormire,vero?
ma se ti mando un bacetto,ti arriva?
sto girando il mondo delle favole con il castello x trovarti... :)
..ancora nessuna traccia..
Ehi... Ti presento il mio gruppo! ;)
Ehi... :(
Vedo che il chioschetto continua ad andare bene nonostante il padrone non ci sia...vabbè, volevo solo confortare tutti voi dicendo che sta benissimo, vedrete, tornerà! ;)
4/05/2008 h 13.15
e vabbè anche maggio è arrivato!
:*
nuuuu ti abbiamo persooo????
dai, che vogliamo un'altra storia bella come qsta..;)!
E mannaggia, stanotte ho sognato che eri tornato, speravo fosse un sogno premonitore, invece ancora nulla... vabbè... Un abbraccio forte.
17/05/2008 h 14.05
okokokokok
dico neanche il piacere di poterti tirare le orecchie xò!!!
qsta è la 17esima volta che ti lascio l'impronta in qsto post....
ti abbraccio :)
Paniniiiii....birreeeee....piade con lo squacqueroneeeeee......
bhè??...non torni più ?? :(
il modo in cui scrivi mi toglie il fiato,davvero complimenti.Ho ammirato molto il senso di sacralità con cui hai parlato di aborto,mettendoti nei panni di una donna,di tutte le donne,capendo con rara e disarmante sensibilità che quel mistero che si cela in quella pancia che culla,ospita e genera una vita,non è argomento su cui ci si possa permettere di parlare,proibire o legiferare a caso.Non ti conosco ahimè,ma è bello sapere che esistono persone come te.grazie
4/06/08 h 11.05
18° commento
ora tu dimmi se qsta nn è fedeltà!!!
potresti benissimo avermi dimenticata ma io?
proprio io,la desaparecida della bloggopalla,cerco te...che starai correndo chissà dove!!!
un premio,mi merito un premio!
un baciotto!
12/06/2008 h 21.45
ecco è che io ti ho appena letto da baol.....
già lui diceva qlle cose su di te....
ora delle lettere azzurre compaiono dopo mesi....
è che nn lo so + xchè sono venuta qua....
mi sono attorcigliata dentro....
così veloce che sembra un tuffo!
Per me signor Baol una piadina, anche semplice!
Ma scusi la domanda, ma lei non è pugliese? Com'è finito a far piadine qui in Romagna? ; )
0_0Tina
Si, probabilmente lo e
imparato molto
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