sabato 29 settembre 2007

C'ho lo spleen

E’ che oggi c’ho lo spleen. Qui ci sono nuvole e tira vento e la bici é nel garage.
E allora viene mio cugino e mi fa: “Noi lunedì ci s’iscrive in piscina. Te vieni?”
E io gli faccio: “Noi chi?” E lui: ”Dai, io, il coso, il coso e la cosa. Allora, te vieni?”
E io (per farlo arrabbiare): “Ma te ci vai con le infradito?”
E lui: “Vieni o non vieni? Poche storie...”
E io: “No, per ora no...forse verso fine ottobre”
E lui: “Perché no?”
E io: “C’ho lo spleen”
E lui: “Ma va a ca*are!”
Ma io lo spleen ce l’ho davvero e, quando ce l’ho, divento maledetto, ma non tanto...tipo...un pò maledetto. E allora ascolto delle canzoni anti-spleen, tipo questa qui, che non so chi mi aveva detto di ascoltarla ma comunque adesso la sto ascoltando, e, questo, é quello che conta; che la canzone é pure carina e c’é questo tal Cherry Ghost che dice che la gente aiuta la gente...e in linea di massima é una cosa bella, e non sono certo io quel qualcuno che ha voglia di obbiettare alla solidarietà dei popoli, solo che io adesso c’ho lo spleen, e non mi sento di aiutare nessuno tranne me stesso.
Che ho provato anche con radio Prescia per vedere se mi passava questo spleen, solo che ormai le canzoni di Prescia le conosco e lo spleen non mi é mica passato.
Poi sono andato sul blog di Amaracchia a scriverle dei commenti con le faccine, che lei odia le faccine...ma niente, lo spleen non si é schiodato.
E tanto, visto che oramai non avevo più nulla da perdere mi son messo nelle cuffie il maestro Battiato e lo spleen é diventato a dir poco cosmico.
E adesso, come ultima soluzione, vado a rompere i ma*oni a mio cugino che forse lo spleen mi passa.

Vado a dormire che è meglio

Più che mettermi qui di venerdì notte per scrivere un post di quando son stato per dieci minuti Johnson Righeira non so davvero che fare. Ma non scappa fuori niente perché ho la testa occupata e mi sa che per un pò di tempo sarà così. E visto che tanto tiro fuori solo roba brutta mi son messo il maestro Battiato nelle cuffie e ascolto quello che dice lui che quello che dice la mia testa, stasera, é solo spazzatura. E io lo capisco che il maestro Battiato sta dicendo delle cose di una bellezza paralizzante...solo che son talmente belle che paralizzano pure il mio cervello, che stasera, davvero, non aveva bisogno di essere paralizzato. E se fosse almeno un venerdì notte normale...non so...o fuori della mia finestra sono arrivati i cavalieri dell’apocalisse che fanno i loro porci comodi o comunque c’é qualcosa di brutto, ma brutto forte. E poi é questione di ombre che appaiono e scompaiono, di lampioni che si accendono e si spengono e di kabalino che se la sta facendo sotto. Ma tira anche da voi sto vento? Che con un venerdì notte così ci fanno i film dell’orrore e son talmente rassegnato che se mi suona alla porta Freddie Cruger, io apro. Tanto star lì a scappare, tutto sanguinate senza un braccio, c’é sempre tempo...e che se deve far robe con me lo faccia subito, senza tante storie...che é vero che sono un pis*ialetto ma anche star lì a soffrire a gratis non se ne parla proprio. Che per dirla tutta io avevo paura di E.T. per via del dito che si accendeva con un lumino e del colore grigio asfalto di quando era malato. Che adesso E.T. non mi fa più paura, ma se non mi s’accende un lumino in piena notte davanti alla faccia...é meglio.

martedì 25 settembre 2007

Brutte storie...

Io i meme li vieterei. Ma siccome sono credente nella sfi*a questo ho deciso che sì, lo faccio...che poi ulteriori anni di rogna e sofferenza il mio fisico mica li può sopportare. Però non fatemi taggare, linkare e tutte quelle robe lì che io non le so fare.
Se volete sapere le regole di sto meme andatele a cercare sugli altri blog...comunque il succo é che devo dire otto storie di me, corte ma comunque sempre otto; che non son poche.
Sta cosa me l’ha passata Giuliana (la trovate nei commenti del post sotto). Poi devo fare le nomination con le motivazioni. Bhé, prima devo dire che non ho rancori o scheletri nell’armadio con nessuno dei nominati, però de sciò mast go on. E, insomma, i nominati sono:
Amaracchia (ama essere nominata, anche se non ho la voce della De Filippi...e cmq sto meme mi avvicina ad essere un blogger sbruffone); Anja (tanto in questo periodo é in ferie da blog...ecche mi può fare?); Artemisia (tra poco tempo sarà bloccata dall’inverno norvegese...); Baol (come titolo di riserva ha fatto registrare: vorrei essere un meme); Categong (cate e meme si sovrappongono che é un piacere e forse sono stati separati alla nascita); LaGuressa (non si spaventa certo di fronte a un meme); Prescia (Eddie Vedder mi é venuto in sogno e mi ha detto:”Nomina Prescia nel meme delle otto stazioni di vita...e io la sposerò e amerò per sempre, lo giuro!”); Tazzozza (ha il fisico per reggere alla nomination).

Sì, lo so...adesso parto sul serio; ma faccio roba corta che poi ho una cosa da fare.


1.
Quando avevo 4 anni ho visto una bambina che tirava giù le mutandine ad un’altra bambina. Una delle due si chiamava Pascal, aveva una dentatura cavallina e mi trattava come se fossi uno stupido. Ma io stupido non lo sono quasi mai stato...e da quel giorno lì le ho tenute in pugno.

2.
Quando avevo 6 anni nella sezione del p.c.i. del mio paese hanno organizzato delle lezioni di liscio romagnolo. Ero il figlio del capo e sono stato costretto a dare il buon esempio. La mia insegnante di ballo aveva un seno enorme e voleva che la stringessi. Io la respingevo, e da quel giorno che si tratti di liscio o di seni generosi a me esce il sangue al naso.

3.
Quando avevo 8 anni o giù di lì passavo l’estate e la primavera a pedalare o a leggere. Un giorno ho preso in un sasso e son caduto. Da quanto male avevo non sono più riuscito ad alzarmi. E ho scoperto che sopra di me c’era il cielo, il sole...e poi dopo un pò di tempo la luna e le stelle. Poi é venuta mia mamma e mi ha detto: “Cosa hai fatto? Alzati, é pronto”. E io mi sono alzato.

4.
Quando avevo 9 anni dormivo. E mia mamma e mio papà sono entrati all’improvviso. Sorridevano e tenevano in mano la mia pagella di terza elementare. Fuori era una mattina di giugno calda e generosa. Io non sorridevo perché mi ero fatto la pìpì a letto. Quella é stata l’ultima volta che ho bagnato il letto.

5.
Quando avevo 11 anni io e mio cugino abbiamo dovuto interpretare L’estate sta finendo dei Righeira. L’occasione per esibirci ci é stata offerta in occasione dalla festa della colonia estiva a cui eravamo iscritti. Le nostre amiche si occupavano del balletto. La classe avversaria interpretava i Duran Duran. Io facevo Johnson Righeira e dovevo soffiare in un sassofono di gommapiuma già bagnato di saliva dall’esibizione dei Duran Duran. Da quel giorno non sono stato più io.

6.
Quando avevo 13 anni ho baciato per la prima volta con la lingua una ragazza. Si chiamava Jessica e io le piacevo. Lei a me così così. Si faceva il gioco della bottiglia in fondo alla corriera che ci portava sul lago di Garda per la gita di seconda media. Jessica aveva l’apparecchio e quando ci siamo baciati i nostri denti han fatto le scintille. Ho ribaciato con la lingua una ragazza a 17 anni.

7.
Quando avevo 13 anni ho toccato per la prima volta il seno di una ragazza. Si chiamava Erika e io le piacevo così così. Lei a me abbastanza. Eravamo seduti in fondo alla corriera che ci portava sul lago di Garda per la gita di seconda media. Evidentemente ho insistito troppo e lei mi ha dato uno schiaffo. Io a lei ne ho restituito uno di una forza tale che tutta la corriera si é girata.
E’ stata la penultima volta che ho schiaffeggiato una ragazza. Mi son sentito un verme.

8.
Quando avevo 13 anni ho ricevuto la mia prima e penultima proposta di matrimonio. Lei si chiamava Lorenza ed era della mia classe. Si era in gita al parco botanico di Marina di Ravenna. Per tutta la passeggiata mi ha tenuto per mano e poi mi ha detto: “Mi vuoi sposare?”. Era bellissima, davvero. Ma ho dovuto rifiutare perché a me piaceva un’altra.

lunedì 24 settembre 2007

L'universo contro

Ci sono cose che, a volte, un uomo deve fare. E quando io mi accorgo di essere davanti ad una di quelle cose, ci penso un pò e poi la faccio. Così ho preso la macchina e poi ho preso l’autostrada, quella piena di siepi fiorite e che se la vuoi far tutta arrivi fino a Taranto. E dentro la macchina ascoltavo il cd di Saturno contro, che tanto fuori c’era solo il rumore dei camion che anche se non l’ascoltavo era lo stesso. Un altro conto era se c’era il rumore del mare, che sapevo essere lì vicino ma non lo vedevo e non lo sentivo. E quando ascolto la musica triste anch’io divento triste perché dentro sono come la carta copiativa. E infatti dovrei diventare un ballerino di tango. E’ da un pò che ci penso, e se riesco a sciogliermi quel tanto che basta mi trasferisco a Buenos Aires e tanti saluti. Poi, se volete, venite a cercarmi in una milonga che io sto lì.


E mentre pensavo che le milonghe e le balere poi, alla fin dei conti, son la stessa cosa, arrivo dove dovevo arrivare, esco dall’autostrada e saluto le siepi fiorite. Ed esco dall’autostrada non per sfizio ma per incontrare una persona speciale, tanto speciale che le voglio un bene così (voi non mi vedete ma sto allargando le braccia in modo disumano a mostrare quanto bene voglia a questa persona...é che questa persona ce l’ho qui, voi non mi vedete ma sto indicando la sinistra del mio sterno che poi si sa che contiene un muscolo involontario che fa anche da pompa). E quando me la ritrovo davanti, all’improvviso, la vedo un pò triste e le chiedo se ha Saturno contro. E lei con un sorriso come quello di Maya Sansa: “Kabalino, io ho l’Universo contro...”...e a me, perdio, mi viene da piangere che io in queste cose non son mica bravo.


E mentre sto ritornando a casa e il tramonto nelle Marche é bellissimo continuo ad ascoltare Saturno contro e continuo ad essere sul punto di piangere. Ma non piango mica, eh, che io sono un uomo. E alla sinistra c’ho le colline del Montefeltro che non finirei mai di guardarle; perché dentro le loro valli hanno ancora il sole anche se io non lo vedo...però vedo le coroncine di luce sulle sommità delle colline del Montefeltro. Che sono coroncine di tutti i colori, c’é persino il giallo paglierino, e l’arancione cupo che di là dalla collina pare esserci una fornace. E allora smetto di guardare l’autostrada e guardo solo le coroncine perché sono troppo belle, e basta con il brutto che ce n’é già in più...E dopo un quarto d’ora buona butto lo sguardo anche a destra. E rimango fulminato.


C’é uno squarcio di mare...così intenso che il cd di Saturno contro ha fatto uno scarto. E ci sono un’infinità di luci, una spiaggia enorme e una strada che ci scorre dentro. E sulla strada ci sono poche macchine, piccole, e scivolano via come i pattini sul ghiaccio. E poi il mare scompare, ma non faccio a tempo a pensare...che già ricompare: e un altro squarcio di mare mi fa un taglio nello sterno. Che di squarci di mare non ne posso più reggere perché altrimenti mi arrivano dritti al cuore. E io una volta che ero davvero innamorato e avevo il cuore fragile ho sbattuto contro un palo della luce. Camminavo per la strada con lei al mio fianco e mi sono sfigurato contro un palo della luce. Che mi son ripromesso mai più innamorato così, mai più. Lo giuro. E anche lì, con gli squarci di mare, ero arrivato al limite. E se avessi continuato sarei andato a sbattere con la macchina. Così sono uscito a Senigallia, che era piena di sabbia, di mare e di luci. Ho parcheggiato la macchina, mi sono messo il golfino e sono arrivato.... ad un passo dal mare.

sabato 22 settembre 2007

Discriminazione cellulare

Ma é vera sta cosa che degli scienziati in America hanno estratto dai topi maschi delle cellule che, forse, riparano tutte le cose rotte del corpo umano?
Che se davvero ci sono riusciti mi sa che gli danno il premio nobel, che anche quella volta che dei tizi dicevano di aver scoperto la fusione nucleare a freddo stavano per darglielo, ma poi si sono tirati indietro perché non avevano scoperto un bel niente. Se poi ho capito bene queste cellule riparano solo le cose rotte degli uomini mica quelle delle donne. Che a me questa cosa non sembra tanto giusta, perché o si guarisce tutti insieme o niente. Ma non lo dico con certezza perché, mentre ascoltavo la tele, mio cugino mi stava dicendo una sequela di stupidaggini come é solito fare e io gli dicevo di starsene zitto che volevo sentire la notizia ma lui niente, continuava. E adesso sono qui nel dubbio e non so con esattezza se gli uomini sono salvi e le donne spacciate. Che se la devo dire tutta mi sa che se qualcuno deve essere salvato quelle sono le donne mica gli uomini. Che loro sono molto più carine, hanno cura della loro persona e anche se restano sole se la sanno sempre cavare. Noi, invece, no.
E poi loro hanno lottato per un sacco di tempo per i loro diritti perché noi volevamo che se ne stessero a casa a fare le cose da donne mentre noi ce ne andavamo in giro a ubriacarci. E quanto tempo hanno passato nelle piazze a fare il segno del triangolo per dire che anche loro volevano gli stessi diritti che avevamo noi? Tantissimo. E adesso se ne saltano fuori due tizi e dicono che salvano gli uomini e le donne no? A me sembra una gran bastardaggine. Ma magari mi sbaglio.

mercoledì 19 settembre 2007

Denti smaglianti

A me quei cantanti lamentoni tipo James Blunt mi fan diventare i denti buchi. Che proprio ieri sera, questo tal cantante con la barbetta s’é infilato nella mia lista di canzoni e piagnucolava addio al suo amore. Che son proprio quelli lì come James Blunt che piacciono alle donne, perché se ne stanno in disparte, alle feste suonano la chitarra, e sembrano avere un male interiore che non riescono a comunicare. E poi ogni volta che vado dal dentista per curarmi un dente buco di cui non ho nessuna colpa mi fanno dieci lastre e mi trovano un’altra infinità di carie da curare. E se avevo in testa di spendere uno mi ritrovo invece a spendere venti. Che io vorrei dire che sono andato lì per curarmi una caria e una caria mi devono curare, ma l’équipe dei dentisti mi guarda come per dire che se non mi curo tutta la dozzina di carie che é riportata sulle lastre che tengono in mano...muoio. E allora, visto che mio cugggino mi ha detto che in Romania ti mettono su tutti i denti d’oro per un pezzo di pane, io la prossima volta vado nella migliore clinica della Romania e gli dico di mettermi su i migliori denti del migliore oro che hanno, che tanto poi paga James Blunt. E tanto che sono lì, dopo, faccio un salto a Praga e quando la città prende fuoco faccio un sorriso smagliante alle ragazze di Praga, che poi loro si innamorano tutte di me...che una fila di denti così belli e preziosi loro non l’han mica mai vista.

martedì 18 settembre 2007

E Praga ha preso fuoco (1)

La volta che mi sono sentito per davvero un ragazzo dell’Europa é stato quando a Praga c’era il concerto degli u2, e io non sono entrato. Che c’era il concerto degli u2 a Praga, quella sera, lo sapevano anche i pesci della Moldava ma io no. E ad un certo punto il sole é quasi cascato dal cielo e all’orizzonte é rimasta solo una striscia arancione. E Praga ha preso fuoco. Le guglie di Mala Strana si sono incendiate e la gente che le guardava si metteva gli occhiali da sole per non bruciarsi le pupille. Io ero uscito senza gli occhiali neri per fare vedere i miei occhi alle ragazze di Praga, e ora non sapevo come fare. Che il mio amico rideva come un matto e si metteva i ray-ban dei chips sulla punta del naso per ostentarli. Allora mi son fatto una visiera con le mani alla meno peggio e ho cercato di farmi largo in quella luce arancione che bruciava tutto. E mentre me ne stavo lì che incespicavo nei sassi e nella gente, che parevo un cieco, pensavo ai miei occhiali sul comodino e ad una delle poesie più belle di Hikmet che poi é L’ora di Praga. E adesso ve ne scrivo un pezzettino:


In questo minuto, in questo istante
a Praga nessuno ha mentito
In questo minuto, in questo istante
le donne hanno partorito
senza doglie
E in tutte le strade
non é passata una sola bara.
.......
In questo minuto, in questo istante
Vastlav è sceso dal suo cavallo di bronzo
s’è mescolato alla folla
come uno sconosciuto
In questo minuto, in questo istante
mi amavi, mio amore,
come non hai mai amato nessuno
In questo momento, in questo istante
il freddo soleggiato, sincero,
il freddo è rosa pallido
il freddo è celeste cielo


E visto che procedevo a testa bassa con gli occhi di un cinese ho solo tirato una rapida occhiata a Vastlav, veloce come veloce si guarda il sole. E’ che alle mie pupille ci tengo e Praga era così bella in quei giorni che finire proprio lì, in quel momento, di vederla mi sembrava un delitto. E Vastlav c’era ancora, con tutto il suo cavallo, entrambi avvolti in una luce assurda che a fissarli ho sentito prima una ferita agli occhi e poi alla testa. E mi son detto che davvero, questa volta, era andato tutto a putta*e. E ho continuato a procedere a tastoni ancor più di prima. E toccavo tutto quello che non dovevo toccare: mi capitavano cose strane tra le mani perché avevo le pupille ferite e non potevo farci niente. Se ci finiva una spalla o un braccio di una ragazza, sulla mia mano, ancora ancora. Ma poteva capitare che ci finisse pure altro. E allora si spaventavano e si mettevano in testa che volessi aggredirle. Ma io mica aggredisco nessuno, perché sono una persona mite e non faccio di queste cose. Solo che vaglielo a spiegare a delle ragazze di Praga che sono buono come il pane; quelle non capiscono. Volevo tornarmene a casa in santa pace e riprendere a vedere piano piano, sdraiato sul letto fissando il soffitto. E’ chiedere tanto? Ad un dato momento la mia mano é finita dentro la sporta di una vecchiarella e qua é successo il finimondo. Io ho sentito che aveva comprato il latte e un altro pò di cose ma mica volevo prendermele. Le volevo solo tastare un pò, per capire dove mi trovavo. Non sono un bastardo che va a Praga per rubare la spesa della gente. Non ho pianto giusto perché non volevo rovinarmi la reputazione con le ragazze che erano lì intorno. Giusto questo mi ha impedito di piangere. E’ che io in certi momenti so essere un ragazzo forte che non si piega alle avversità. Mi sono seduto sulle lastre del marciapiede, così, per far passare il tempo. E le lastre bollivano perché era agosto e dietro di me c’era un ristorantino e sulla lavagna del menù turistico ti dicevano che la loro specialità era il ginocchio di maiale. Che qui a Praga ci san davvero fare con quella parte del maiale che chiamasi ginocchio. Poi non lo so, la luce è scomparsa e Praga s’è spenta così come s’era accesa. Prima ho cominciato a vedere i piedi delle donne che calpestavano l’asfalto ed erano piedi bellissimi. Anche le caviglie erano bellissime, e pure i polpacci. Tutte avevano sandali carini, di tutti i tipi. Che i sandali delle praghesi si riconoscevano subito perché non erano veri sandali capitalisti. E adesso che ci penso non c’erano nemmeno tante infradito in giro. Parlo di dieci anni fa, eh. E poi ho alzato la testa e ho visto che le donne ai polpacci avevano attaccata proprio tutto il resto della gamba, e poi c’era anche il bacino, bellissimo pure lui, e la pancia e su, su, fino alle facce delle donne. Che le facce delle donne erano ancora un pò arancioni. Ed erano assurde per quanto ti lasciavano a bocca aperta. Era un’assurdità bella e la bocca era aperta di stupore. Che non avrei mai smesso di fissare quelle facce. E in ogni faccia c’erano due occhi che venivano fuori in un modo da non crederci con quel pò di luce arancione. Ed erano occhi bellissimi. Ma non scherzo quando dico bellissimi, credetemi sulla parola. E dopo aver scrutato tutte le donne che passavano per quel pezzo di strada mi sono alzato e il mio amico mi ha fatto vedere che eravamo quasi al Ponte Carlo. Che il ponte Carlo é un ponte fi*o perché c'ha le statue sulle sponde, e se le guardi da lontano sembrano statue d'oro da quanto s'incendiano quando c'é il sole.